fantaman

Fantaman giunge a noi da un pacchetto di sigarette degli anni ’30, il manga e l’anime videro invece la luce negli anni ’60, in Italia arrivò in TV nei primissimi anni ’80 e infine anche in versione cartacea nella prima decade del nuovo millennio. Oggi, in questo articolo del 2025 parliamo ancora di esso e della sua sigla italiana. Quest’opera ha letteralmente attraversato quasi un secolo di storia! Oggi vi farò fare un vero viaggio tra epoche ormai distanti!

Il manga in Giappone

Da dove proviene Fantaman? Non si può non parlare della storia che ha ispirato tutte le opere successive, sia animate che a fumetto. Tutto partì da un pacchetto di sigarette:

un esempio di come le idee più rivoluzionarie scaturiscano spesso da un dettaglio della quotidianità che per molti è totalmente insignificante. Per il poco più che ventenne Ichiro Suzuki e per Takeo Nagamatsu che pare avesse meno di diciotto anni, quel dettaglio fu la scintilla che diede inizio ad una leggenda. Scrissero la storia di Ōgon Batto (il pipistrello dorato) ideando un personaggio fantastico, ispirato agli eroi antichi della mitologia giapponese (probabilmente in seguito ad una visita ad un museo). Un personaggio immortale, dai poteri sovrannaturali, proveniente da un altro pianeta e mosso nelle sue azioni da un istinto disinteressato di protezione del prossimo. Come non riconoscere in questa caratterizzazione tutte le prerogative del supereroe moderno? Su tali qualità comportamentali Stan Lee ci ha tirato su un impero. Ichiro e Takeo però fregarono tutti sul tempo, Superman su tutti. Poi, siccome siamo maliziosi, potremmo anche pensare che l’idea di Batman saltò in testa a Kane e Finger dopo essere venuti a conoscenza del suo scheletrico predecessore. Non ne abbiamo prove ma sapete, tra pipistrelli ci si intende…

La storia, dalla trama semplice e schematica, venne concepita per i kamishibai. Erano questi dei moderni aedi, dei cantastorie itineranti che si spostavano per il Giappone in bicicletta. Le loro storie affascinavano i bambini e al pubblico pagante regalavano un dolcetto prima di iniziare lo spettacolo. Sul portapacchi della bicicletta tenevano un piccolo teatrino attraverso il quale facevano scorrere le pagine illustrate. Ogni tavola faceva così da sfondo visivo alla storia che veniva narrata ed Ōgon Batto fu una di queste. Di norma le tavole erano pezzi unici, dipinti a mano ed incerati per proteggerli dal maltempo e in Ōgon Batto pare fossero 19.

Narravano storie della tradizione o storie nuove ispirate ad epoche passate come fu per Ōgon Batto. Questo modo di intrattenere i bambini ricorda un po’ il teatrino dei burattini presente in molte città italiane. Chi è di Roma ricorda senz’altro con nostalgia il teatrino delle marionette al Gianicolo che alla domenica mattina allietava (e allieta tutt’oggi) i bambini che accorrevano e si sedevano in semicerchio per assistere al piccolo e divertente spettacolo, accompagnati dai genitori e magari anche da qualche dolciume. Purtroppo, dopo la seconda guerra mondiale, i kamishibai gradualmente esaurirono il loro ruolo di intrattenimento (ah, l’avvento della televisione…) ma contemporaneamente si assistette al rapido diffondersi dei manga e al moltiplicarsi dei generi legati ad essi.

Fantaman fu scritto da Koji Kata e disegnato da Daiji Kazumine e fu pubblicato in Giappone tra il ’64 e il ’65.

Per quanto riguarda le edizioni originali, raccolte tutte in 2 volumi, possiamo citare quella originale del 1965 (Daitosha), quella del 1990 (Daitosha), sebbene il primo manga sul personaggio fu scritto proprio da Takeo Nagamatsu nel 1947 e pubblicato in 2 volumi.

Il fumetto in Italia

La prima edizione italiana fu decisamente tardiva e fu ad opera di Star Comics che la pubblicò in 2 volumi a settembre e ottobre del 2006. Attualmente i volumi si trovano solo a caro prezzo sul mercato dell’usato. Si chiede a gran voce una nuova edizione perché al momento non ne esistono altre!

L’anime in Giappone

In breve, di cosa parla Fantaman? In Antardide, lo scienziato dottor Corallo, a bordo della sua nave sta cercando Atlantide che crede riemersa. Fatto ancor più curioso è che la notizia è vera ma la nave di Corallo viene affondata da un contro-scienziato (il Dottor Zero, ovviamente pazzo e dalle prevedibili mire espansionistiche mondiali). Sopravvive al naufragio solo la figlia di Corallo, Maria, salvata dal Dott. Steele (un altro scienziato, manco ci fosse stata una convention antartica). Casualmente il Dott. Steele ha appena inventato l’iperdisco, ci carica sopra Maria e poco dopo, sempre casualmente trovano Atlantide. Qui il Dott. Zero li attacca perché nella sua conquista del mondo vuole proprio cominciare da loro. I poveretti scappano e (casualmente!) si imbattono in un sarcofago con allegato libretto di istruzioni: aprire in caso di pericolo (tipo il rompere il vetro sugli autobus) e versando qualche goccia d’acqua si risveglierà Fantaman, il terrore di tutti i criminali. Letto questo che fai? Non apri? Aprono, tirano una secchiata d’acqua (trovata casualmente sotto il pavimento…) ad una specie di mummia e risvegliano un antico e forzuto imperatore di Atlantide: Fantaman. Fantaman esce e sconfigge in quattro e quattr’otto la macchina del Dott. Zero. La prima risata di Fantaman e il primo urlo “il mondo è miooooo!!!” di Zero, resteranno celebri negli anni a venire. Questo è solo un preambolo di quella che sarà una vera e propria guerra tra un gruppo di scapestrati male assortiti supportati da Fantaman ed il temibile Dott. Zero. L’unico degno avversario di Fantaman sarà il Dottor Morte (ma tutti con la laurea erano?), una specie di alter-ego argentato di Fantaman (che invece era tutto d’oro) risvegliato da Zero. Ci vorranno ben 52 episodi e mille peripezie per arrivare allo scontro finale dove, guarda un po’, Fantaman sconfigge il Dottor Morte. I due sono di pari livello ma sul finale il dottor Morte chiede a Fantaman: “cosa ti rende così forte e invincibile?”. Fantaman risponde fiero: “La giustizia”.

Fantaman era un supereroe antitetico. Il suo aspetto non era certo rassicurante, pareva non avere sentimenti, era un teschio più simile ad una mummia egizia che ad un essere umano e aveva una risata agghiacciante. Se pensiamo all’idealizzazione di un supereroe, difficilmente ci figureremmo un personaggio come Fantaman. L’aspetto minaccioso non collimava però con la purezza d’animo che egli dimostrava e con il senso di giustizia che costituiva il principale movente delle sue azioni. Sicuramente il suo aspetto era più in armonia con le azioni violente perpetrate a svantaggio del malvagio di turno ma in questo contesto diventava una violenza giustificata, spesso esasperata ma sempre metafora dell’equilibrio tra bene e male. Altro fatto cruciale è che Fantaman, pur essendo il protagonista della storia, è uno dei personaggi che si vede comparire meno all’interno delle puntate. Questo perché tende a non interferire nelle azioni umane ma viene in soccorso solo se chiamato. Possiamo interpretarlo come una sorta di intercessione divina mutuata dalla preghiera. In questo ci leggo infatti la personificazione dello spirito d’iniziativa dell’uomo e della forza d’animo che lo porta a superare ostacoli apparentemente insormontabili.

La serie animata fu una produzione TCJ (Television Corporation of Japan, la stessa di “Super Robot 28” e “Sasuke il piccolo ninja”) composta da 52 episodi divisi in due stagioni da 26. In Giappone andò in onda su Nippon TV tra il 1° aprile del 1967 e il 23 marzo del 1968. Era trasmesso il sabato pomeriggio alle 19 e si trattò di uno dei primi casi di serie in subappalto ad uno studio coreano.

Va detta infine una cosa importante: Ōgon Batto è un caso abbastanza inconsueto perché al manga non seguì immediatamente l’anime ma questo fu preceduto da un lungometraggio live-action nel 1950. Successivamente alla prima edizione del manga fu la volta di un altro film nel 1966, questo giunto anche in Italia nel 1968 (con l’orrendo titolo “Il ritorno di Diavolik”).

Il cartone animato in Italia

In Italia il cartone arrivò agli inizi degli anni ’80. Sbarca sulle TV locali nel 1981 ma una data più precisa non è determinabile. Repliche furono poi successivamente mandate nel 2004 e nel 2007.

La versione italiana, in un periodo che fu agli albori dell’importazione dei cartoni animati nipponici, fece un modestissimo uso di doppiatori, potendo disporre di pochi artisti impegnati nel doppiaggio di più personaggi. Rino Bolognesi è voce narrante ma anche Fantaman, Dottor Steele e altri personaggi minori. Annarosa Garatti è Maria e altri personaggi femminili o bambini. Ettore Conti è il Dottor Zero, Gaby e una folta schiera di altri personaggi.

Attualmente non esistono pubblicazioni home-video per il mercato italiano.

Le sigle originali

I brani originali vennero pubblicati su un 45 giri dall’etichetta giapponese Columbia. Vennero prodotte due sigle, una in apertura e una in chiusura di episodio.

Ōgon Bat – Sigla di apertura. Musica e arrangiamento di Masafumi Tanaka, testo di Daichi Dōga. Il brano è interpretato da gruppo Vocal Shop accompagnato dalla Columbia Orchestra. Il pezzo è breve e marziale, tipico delle sigle orchestrali dell’epoca dalle quali non si discosta nelle atmosfere.

https://youtu.be/VZpq3eWw6Y8?si=ylvRZpO8BsqBlQPk

Ōgon Bat Kazoeuta – Sigla di chiusura. Stessi autori del precedente brano. L’interprete è invece Yasushi Suzuki con il Columbia Yurikago-kai, sempre con accompagnamento della Columbia Orchestra. Brevissima sigla di neanche 30 secondi che però regala uno shuffle che fa molto big band degli anni ’60 (e come potrebbe essere diversamente?!).

https://youtu.be/UmCEYLTWAXA?si=D7UE156Z91HcVRW6

La sigla italiana

Fantaman – Musica e testo sono congiuntamente accreditati a Bruno Tibaldi (generalmente è riportato come co-autore Vincenzo Petti con gli pseudonimi di Cleffer per il testo e Ronnieross per la musica ma questo non trova conferma nell’archivio SIAE). Per quanto riguarda l’esecuzione del brano, essa è stata affidata alla Superband che, visto Douglas Meakin alla voce e Roberta Petteruti ai cori, doveva essere uno pseudonimo dietro il quale si celavano i Superobots. Sul lato B compariva un altro brano, “La forza del bene”, ispirato alla serie di Fantaman, con Meakin alla voce, Sumner alle chitarre e Fraser alle tastiere. Questo brano, scritto da Meakin e Fraser, ha il testo di Paolo Stefanini, autore del quale non riesco a reperire informazioni.

Il brano fu pubblicato per la casa discografica EMI nel 1981 con numero di catalogo 3C006-18552. L’incisione invece dovrebbe risalire ad un anno prima, al 1981.

Le principali fonti non riportano chi ci fosse al basso ma logica e testimonianze live vogliono che fosse Mick Brill poiché all’epoca era il bassista dei Superobots.

Analisi del brano e della linea di basso

Dunque, il brano come è noto per chi mastica un po’ di sigle, non ha una linea di basso di quelle proprio semplici. La tonalità non costituisce un problema perché sul nostro geometrico strumento le cose da questo punto di vista si semplificano un po’.

Siamo in Bb minore, un 4/4 che, pur non essendo velocissimo (il metronomo ha la semiminima a 115) mostra le sue difficoltà dovute ai frequenti passaggi di sedicesimi.

La lunghezza totale del brano è di 67 misure oltre ad un’anacrusi di 2/4. Il basso non attacca subito ma dopo le prime due misure.

La struttura si riassume così: Intro1 (8) – Verse1 (8) – Bridge1 (4) – Verse2 (8) – Bridge2 (4) – Refrain1 (9) – Insert2 (4) – Verse3 (8) – Bridge3 (4) – Refrain2 (9) – Coda (2)

Direi che la difficoltà principale è quella di trovare una diteggiatura per voi comoda per suonare il ripetitivo riff iniziale. Io ho preferito eseguirlo partendo dal Si bemolle al VI tasto, rimanere su secondo movimento sul Fa all’VIII tasto della 3a corda per poi eseguire un allargamento prendendo il Re bemolle al IV tasto ed eseguire sulla stessa corda anche Mi bemolle e Fa e infine scendere sulla 4a corda per concludere il riff sul tasto di partenza. Chiaramente voi troverete quello che più è adatto a voi non essendoci una diteggiatura univoca. Infatti è possibile eseguire la stessa frase partendo sempre dal Si bemolle sul VI tasto per poi andare a prendere il Re bemolle col mignolo al IX tasto della 4a corda. Io francamente in velocità riesco meglio nell’altra maniera ma ognuno si senta libero di scegliere la strada più facile.

Durante la strofa l’esecuzione è più semplice ma ritmicamente occorre fare molta attenzione alla durata delle note per conferire il giusto groove al pezzo.

Il bridge sembra apparentemente facile ma io l’ho trovato di non semplicissima esecuzione. Le note ribattute in velocità possono costituire un problema di pronuncia che va curato.

Il ritornello infine, pur non presentando problemi di lettura deve essere curato nei passaggi di corda che possono essere anche piuttosto rapidi. Occhio alla ritmica e ai brevi passaggi diatonici in sedicesimi.

Per il resto del brano non ci sono sorprese perché le varie sezioni si ripetono con le medesime frasi.

Un altro consiglio che posso dare è di cercare di stare bene sul tempo (ma va?) perché, come si vede dal mio video non perfetto, è molto facile perdersi il click!!! Ormai lo sapete…iole registrazioni le lascio pressoché così come vengono perché spesso penso sia molto più utile confrontarsi sui possibili errori che rilasciare un’esecuzione perfetta al limite del maniacale (e quel maniacale spesso riguarda meticolose correzioni sulla daw di turno e non una vera e propria esecuzione perfetta…). Poi un giorno mi prenderò la briga di mettere completamente a nudo tutto il processo di registrazione…un bel dietro le quinte cartoonesco ci sta tutto.

Contate bene i colpi di cassa (con l’immancabile risata di sottofondo!) ad inizio brano perché essendoci un’anacrusi non vi trovate partendo a contare dall’1.

Per quanto riguarda l’arrangiamento ritroverete le classiche atmosfere dei Superobots con una bella chitarra in levare, qualche tastiera e le splendide armonie dei cori che soprattutto nel ritornello danno un dimensione larga e distesa alle sonorità.

Nonostante sia un cartone piuttosto datato di un’opera ancora più datata, ho potuto riscontrare quanto questa sigla sia tra le più amate e ricordate. Permettetemi di dire che una grossa fetta del merito va proprio alla linea di basso, riconoscibilissima perché molto in evidenza e trascinante come non mai.

Di Giampaolo "il doc" Ciccotosto

Sono nato anni fa, mentre Actarus arrivava in Italia a bordo di Goldrake. Cresciuto a pane, insalate di matematica e vitelli dai piedi di balsa, ho cominciato a respirare musica a fine anni '80 suonando per tanto tempo 88 tasti: erano troppi e ho provato con 6 corde. Inutili anche quelle...ne bastavano 4! Negli anni '90 arrivarono poi in Italia quegli strani fumetti pieni di ramen, katane e buffi sandali di legno: capii finalmente da dove arrivavano tutti i cartoni animati! Dal fragoroso incontro tra musica e anime uscì fuori quell'amore per le sigle che dura fino ad oggi! Ah, dimenticavo: nel tempo che mi rimane sgombro dall'essere un discutibile musicista, faccio anche il medico e mi occupo della mia numerosa famiglia!